Apparso in «NZZ am Sonntag» del 13.07.2014

Inefficienti, sostituibili e in parte dannosi: gli accordi bilaterali sono meno importanti di quanto afferma l’economia. In caso di necessità, la Svizzera ne può anche fare a meno, ritiene Christoph Blocher.

Libera circolazione delle persone

Contenuto dell’accordo: i cittadini svizzeri e dell’UE possono stabilirsi con uguali diritti negli Stati contraenti, ivi assumendo un’attività lavorativa. Indipendentemente dalla durata del soggiorno, esiste il diritto di portare con sè la famiglia. Fornitori di prestazioni possono per 90 giorni offrire i propri servizi senza bisogno di permesso, chi è in cerca di lavoro può cercare un impiego durante sei mesi.

L’opinione di Christoph Blocher: La Svizzera non può permettersi questo accordo. Se il nuovo articolo costituzionale sull’immigrazione portasse alla rescissione della libera circolazione delle persone, per l’economia in generale non sarebbe un danno. Senza questo accordo, la Svizzera viveva meglio.

La libera circolazione delle persone obbliga la Svizzera a porre i cittadini UE sullo stesso piano dei cittadini svizzeri sul mercato svizzero del lavoro. Ciò vale naturalmente anche all’inverso, ossia per gli Svizzeri negli Stati membri. Ma poiché la Svizzera dal punto di vista salari, prestazioni sociali, aiuto sociale e standard di vita è ben al di sopra del livello dei pesi UE, da noi la libera circolazione delle persone ha portato a una situazione insostenibile. Invece dei previsti 8-10'000 immigranti l’anno (immigranti meno emigranti), dal 2007 sono in media oltre 60'000. E le cifre sono in rapida crescita: nel 2013 erano 84'000. La Svizzera ha così un’immigrazione di parecchie volte più elevata che non gli Stati circostanti! Un’immigrazione annuale di 80'000 persone - il che corrisponde alle dimensioni della città di Lucerna - la Svizzera non può permettersela. Per questo, popolo e cantoni hanno votato, il 9 febbraio 2014, a favore della revoca della libera circolazione delle persone e alla reintroduzione di un sistema di contingentamento e di priorità indigena, come esisteva in Svizzera dal 1970 al 2003.

Il timore delle aziende di non più ottenere manodopera, è totalmente ingiustificato. La crescita economica, i salari e il benessere evolvevano meglio con il passato regime, e l’immigrazione era più contenuta. Inoltre, la libera circolazione delle persone ha portato sì un aumento in cifre assolute del prodotto interno lordo, ma non di quello pro capite della popolazione. La produttività della Svizzera è calata il che, per uno Stato come la Svizzera, significa la via verso la povertà. 

Ostacoli tecnici al commercio

Contenuto dell’accordo: l’accordo facilita reciprocamente la commercializzazione dei prodotti. Un esportatore svizzero che vuole commercializzare un prodotto sul mercato europeo. deve ora solo far verificare la sua osservanza delle prescrizioni da parte di un ufficio di certificazione in Svizzera o nell’UE. Le aziende risparmiano così tempo e denaro nell’introduzione di prodotti.

L’opinione di Christoph Blocher: l’accordo sugli ostacoli tecnici al commercio facilita il commercio di tutti i prodotti certificati. Ma anche prima che esistesse questo accordo, la Svizzera - soprattutto l’economia - aveva già ottenuto questa facilitazione d’intesa con le ditte europee. Una cessazione di questo accordo non rimanderebbe la Svizzera al punto di partenza. Si pensi che i produttori UE hanno lo stesso interesse a una facile commercializzazione, perché l’UE esposta in Svizzera molto più (secondo Eurostaat nel 2013 per 169,6 miliardi di euro) di quanto la Svizzera faccia dall’UE (94,3 miliardi di euro). Senza questo accordo, l’esportazione sarebbe nel peggiore dei casi estremamente complicata. Sarebbe uno svantaggio sia per gli Stati UE che per la Svizzera, ma non una catastrofe. Mantenere la libera circolazione delle persone con i suoi gravi inconvenienti per salvare questo accordo non vale assolutamente la pena.

Appalti pubblici

Contenuto dell’accordo: l’obbligo di pubblico concorso per acquisti o costruzioni è esteso ai comuni e ai mandati di determinate imprese private. Si offre così alle aziende svizzere la possibilità di partecipare a concorsi nel settore dei trasporti o dell’energia. All’interno del paese, l’accresciuta concorrenza dovrebbe portare a prezzi più bassi e quindi a risparmi.

L’opinione di Christoph Blocher: l’obbligo di pubblico concorso è in prima linea regolato dall’accordo WTO (World Trade Organization). Poi esiste un obbligo di concorso per mandati pubblici. Le norme supplementari tramite l’accordo con l’UE sono un miglioramento, peraltro non così importante da causare sensibili svantaggi in caso di abolizione. Inoltre, l’obiezione secondo cui la Svizzera rispetta questo obbligo di messa a concorso totalmente, mentre altri paesi - europei - al contrario, trovano strade per favorire le proprie imprese, non è del tutto fuori luogo. Una cessazione di questo accordo non sarebbe un grave svantaggio.

Agricoltura

Contenuto dell’accordo: il commercio di prodotti agricoli in determinati settori è facilitato. Nel formaggio vige il libero scambio, le tariffe doganali per frutta, verdura e specialità ittiche sono state abbassate. Inoltre, in molti settori è riconosciuta la parità delle prescrizioni sui prodotti, per esempio nel commercio dei foraggi, dei pesticidi e nell’agricoltura biologica.

L’opinione di Christoph Blocher: l’accordo facilita l’esportazione e l’importazione di prodotti agricoli. Poiché la Svizzera presenta un alto livello di prezzi e - paragonato alla maggior parte dei paesi UE - un basso grado d’autoapprovvigionamento, è difficile dire se questo accordo sia più redditizio per il contadino svizzero o per quello UE. Una cessazione non avrebbe conseguenze sensibili.

Trasporto terrestre

Contenuto dell’accordo: l’accordo apre il mercato del trasporto di persone e merci fra la Svizzera e l’UE. Per esempio, i trasportatori svizzeri possono così trasportare merci da uno Stato UE a un altro. Nel contempo, l’accordo assicura la politica del trasferimento a livello europeo: l’UE accetta la tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni del massimo di Fr 325, la Svizzera aumenta il limite di peso dei camion a 40 tonnellate.

L’opinione di Christoph Blocher: questo accordo è fatto su misura per l’UE. Senza l’accordo, il libero trasporto sull’asse Nord-Sud non è assicurato per i paesi UE. Perciò l’UE non lascerà cadere questo accordo. Per la Svizzera, al contrario, la rescissione di questo accordo avrebbe grandi vantaggi e solo pochi inconvenienti. La Svizzera potrebbe regolare autonomamente il traffico da frontiera a frontiera. Sì, sarebbe addirittura possibile l’applicazione alla lettera dell’iniziativa delle Alpi. La tassa sul traffico pesante e il limite di 40 tonnellate non sono vincolate a questo accordo. L’accordo sui trasporti terrestri non è assolutamente essenziale per la Svizzera - ma è vitale per l’UE!

Traffico aereo

Contenuto dell’accordo: l’accordo assicura alle compagnie aeree un diritto graduale d’accesso ai reciproci mercati del traffico aereo. Le linee aeree svizzere ricevono il diritto di far capo senza discriminazioni agli aeroporti dell’UE. 

L’opinione di Christoph Blocher: con questo accordo, la Svizzera ha concesso a piene mani norme inerenti al trasporto aereo. Essa si è obbligata, senza diritto di co-decisione, anche a riprendere la futura legislazione dell’UE inerente al traffico aereo. L’accordo dà a tutte le compagnie aeree l’accesso libero e indiscriminato agli aeroporti. Ma anche gli Stati terzi hanno questo diritto. Che, in caso di cessazione dell’accordo, il traffico aereo collasserebbe è molto, molto improbabile. Sarebbe come se la Svizzera bloccasse completamente il traffico stradale Nord-Sud all’UE - sarebbero delle misure da guerra economica. Ma perfino con un tale scenario, la Svizzera non affonderebbe. In ogni caso, le conseguenze del mantenimento della libera circolazione delle persone sarebbero molto più gravi di quelle di eventuali limitazioni nel traffico aereo.  Le compagnie aeree nel mondo che vorrebbero atterrare in Svizzera sono molto numerose.

Ricerca

Contenuto dell’accordo: i ricercatori e le aziende svizzere possono partecipare ai programmi di ricerca dell’UE, approfittandone dal punto di vista scientifico, tecnologico ed economico. L’accordo è stato concluso nell’ambito dei Bilaterali I e poi rinnovato nel 2004 e nel 2007, quando non è più stato subordinato alla clausola ghigliottina. Dalla fine del 2013 non è più in vigore alcun accordo, le trattative sul susseguente programma Horizon 2020 sono state bloccate dall’UE.  

L’opinione di Christoph Blocher: gli accordi sulla ricerca non cadono sotto la clausola ghigliottina. Inoltre, bisogna osservare che i programmi di ricerca dell’UE sono relativamente inefficienti. È finanziata l’attività di ricerca. I risultati sono scarsi. Se la Svizzera non vi partecipasse più, ma concentrasse gli stessi mezzi finanziari in patria e ne controllasse l’efficacia, non si avrebbe solo un’attività di ricerca ma anche risultati.  

24.07.2014 | 8558 Aufrufe