Discorso di Albert Rösti, consigliere nazionale, presidente UDC Svizzera

L’isteria pessimistica in alcuni ambienti politici, sociali ed economici è grande, da quando il 23 giugno Brexit è divenuto realtà. L’agitazione per i possibili effetti dell’uscita dall’UE della Gran Bretagna fa seguito a un importante segnale che la maggioranza del popolo britannico ha lanciato: l’autodeterminazione politica ed economica deve essere recuperata.

Decisioni grevi di conseguenze non possono più continuare a essere affidate ai burocrati UE all’estero; al contrario, devono di nuovo essere competenza dei rappresentanti del popolo nei parlamenti nazionali.

In altri Stati, analoghe aspirazioni indicano che la sempre più estesa e non sostenuta democraticamente integrazione nell’UE, sta incontrando nella popolazione un crescente rifiuto. I Danesi si sono espressi con un referendum nel 2015 contro una più stretta collaborazione con l’UE. In Olanda, una maggioranza ha recentemente votato contro un accordo UE con l’Ucraina.

In Svizzera, il Consiglio federale, una maggioranza del Parlamento e, soprattutto, l’amministrazione federale, non si lasciano impressionare da tali sviluppi. Anzi, gli sforzi intrapresi vanno esattamente nella direzione inversa. Con un cosiddetto «accordo-quadro istituzionale», l’integrazione nell’UE dovrebbe essere ancora di più rafforzata e automatizzata, togliendo così alla ripresa del diritto UE qualsiasi processo democratico e il fastidioso controllo del popolo. Con questo accordo, la Svizzera dovrebbe riconoscere come vincolanti le sentenze della Corte di giustizia dell’UE. In caso di litigi fra la Svizzera e l’UE, dovrebbe quindi poter decidere esclusivamente un tribunale dell’UE. L’imparzialità dei giudici quale base di un ordinamento giuridico moderno e democratico è di sicuro lungi dall’essere ancora assicurata.

Il previsto accordo comporterebbe, come detto, la ripresa automatica del diritto UE. Il Consiglio federale tenta, anche qui come sempre, di abbellire la terminologia. Preferisce perciò parlare rigorosamente di ripresa «dinamica» del diritto, evitando la parola «automatica». Ma, con un accordo-quadro istituzionale, la Svizzera non avrebbe più alcuna possibilità di decidere, in quanto Stato sovrano, quale diritto e in quale forma desidera adottare. Tutte le modifiche nel diritto UE, concernenti degli accordi bilaterali con la Svizzera, dovrebbero obbligatoriamente e automaticamente essere applicate.

Quale effetto finale, ciò costituirebbe anche la fine del rapporto paritario fra l’UE e la Svizzera quale Stato terzo indipendente – e quindi anche la fine della via bilaterale. Una limitazione dell’immigrazione di massa nel nostro paese sarebbe in futuro esclusa e la Svizzera subirebbe, impotente, un’ulteriore estensione della libera circolazione delle persone.

Legarsi all’UE è sbagliato anche per questo, perché la Svizzera, rispettivamente i nostri cittadini, in confronto alla maggior parte degli Stati membri dell’UE, sta decisamente meglio. Sia nella formazione, sia nella ricerca e quale piazza finanziaria, o con riferimento al benessere, alla sicurezza e al debito pubblico, la Svizzera è nettamente al di sopra della media UE. Con l’uscita della Gran Bretagna, l’UE perde ora anche la sua migliore piazza finanziaria e di ricerca scientifica. Un adeguamento agli standard UE sarebbe perciò per noi sempre un adattamento verso il basso.

Anche le crisi che da anni scuotono l’UE, con un legame intensificato, avrebbero maggiori conseguenze su di noi, supererebbero sempre di più i nostri confini. I recenti sviluppi rendono quindi sempre più chiaro che, nei confronti di un UE prossima al collasso, la Svizzera deve conservare, o addirittura aumentare, il proprio spazio di manovra economico e politico.

Un importante passo in questa direzione è costituito dalla nostra iniziativa per l’autodeterminazione, con la quale si vuole impedire che dei giudici stranieri possano decidere sul nostro paese. Sul mantenimento dell’autodeterminazione e della sovranità del nostro paese dobbiamo in ogni caso insistere, perché queste sono le fondamenta del nostro benessere unico in Europa.

Con una ancora maggiore integrazione della Svizzera nell’UE tramite un accordo-quadro, non potrebbero tuttavia più essere garantiti proprio questi elementi essenziali della nostra nazione, e corriamo il rischio di distruggere i punti di forza della Svizzera, unici e conquistati attraverso generazioni.

05.08.2016 | 22254 Aufrufe