La Svizzera e l‘UE

Quale membro dell’Unione europea, la potenza guida Germania si sta sempre più chiaramente allineando alla passata DDR. La Svizzera costituisce un contraltare - se rimane fedele a sé stessa.

eu-no.ch INFO del 11.06.2015

Il 7 giugno 2015, lo scrittore e drammaturgo della Svizzera interna ha rilasciato alla «Schweiz am Sonntag» un’intervista dettagliata e meritevole di essere letta. Tre sue risposte sui rapporti fra la Svizzera e l’Unione europea meritano attenzione.

Thomas Hürlimann descrive la sua profonda avversione nei confronti della continua proliferazione della burocrazia di Bruxelles, come segue:

«Ciò che mi disturba di più nell’UE, è che ci vuole imporre una nuova concezione dell’essere umano. L’Occidente è stato generato dall’individuo. In-dividuum significa indiviso. Il singolo si considera l’unità più piccola di un grande insieme di cosmo e storia. Adesso siamo di fronte all’attacco atomico. L’individuo deve essere abbattuto ed eliminato. Per questo, l’odio verso tutte le élite è l’odio nei confronti dell’ego. La nuova Europa si prefigge di eliminare l’ego, ossia tutto ciò che è peculiare, quindi il sesso, la fede religiosa, il colore della pelle o un peso corporeo superiore a quello statisticamente medio, devono sparire. In futuro sarà ammesso soltanto un grigio simulacro di tolleranza. Ma attenzione! Una tolleranza che si dichiara valida per tutti, cozza contro il suo contrario. Chi fa notare questa contraddizione rischia oggi la sua reputazione, più tardi anche la vita. Il simulacro di tolleranza darà la caccia ed eliminerà gli ultimi individui.»

La Germania - così recita un’interessante affermazione di Thomas Hürlimann nell’intervista - si sta allineando in modo sempre più evidente alla DDR di stampo socialista caduta nel 1989. Alla domanda su come riconoscere questa evoluzione, così risponde Thomas Hürlimann:

«Dal disprezzo del talento e delle élite, come pure dalla tendenza allo Stato totale. Anche dei giovani tedeschi si sentono a loro perfetto agio vivendo della compassione e dell’assistenza statale. Chiedono denaro per l’affitto, per i figli, per l’istruzione, sussidi per la passeggiata scolastica o per la lezione di musica, stazionano per ore in uffici e sono oltremodo riconoscenti se una burbera funzionaria si degna di trattare le loro richieste. Lenin questo se lo sognava. E non dimentichiamo che ai vertici della Repubblica federale tedesca stanno persone che nella DDR vivevano nel sociale. La signora Merkel era nella DDR segretaria dei “giovani pionieri”, responsabile per la propaganda. Allora c’era il culto dell’URSS quale “popolo fratello amante della pace”, oggi la cancelliera parla in continuazione della “Europa apportatrice di pace”. È ideologia pura.»

Alla domanda se consideri la Svizzera un modello, Thomas Hürlimann ha risposto:

«Sì, e questa figura di modello non la perdiamo nemmeno quando tutti i media tedeschi condannano le nostre decisioni prese in votazione - come per esempio l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. A questo proposito, bisogna sapere che la Germania fa politica non solo dall’alto al basso, ma anche in modo moralistico. Più grande è il problema e meglio è. La Merkel si occupa al Polo Nord personalmente  del clima mondiale, elegante nella sua giacca a vento rossa, ma il cortile di una scuola di Berlino non l’ha mai visto. C’è naturalmente una ragione. Chi in Germania tocca il tema immigrazione o stranieri viene immediatamente tacciato di fascista da dei media isterici.»

us

Fonte: Schweiz am Sonntag, Nr. 23/7.06.2015 Pag. 13 e seg.

11.06.2015 | 4714 Aufrufe